Bobbio, splendido borgo dell’Emilia Romagna

Bobbio, splendido borgo dell’Emilia Romagna in provincia di Piacenza, vince l’edizione 2019 di “Il Borgo dei Borghi”. Nel suo centro storico vivono 2000 abitanti. Il nome della città viene da saltus Boielis, cioè il monte Penice, toponimo di origine celto-ligure.

Il territorio, abitato fin dal neolitico e con insediamenti celto-liguri, divenne romano nel 14 a.C. e nel IV secolo sorse il primo nucleo del borgo fortificato del Castrum Bobium. La sua storia si identifica soprattutto con quella dell’Abbazia di San Colombano fondata nel 614. Nell’alto medioevo l’abbazia ebbe un ruolo politico, religioso e culturale importante, i suoi possedimenti feudali, fin dall’età longobarda e carolingia, spaziavano in vaste zone del centro-nord d’Italia. Il 14 febbraio 1014 ebbe il titolo di Città, divenendo Diocesi, Contea vescovile, Comune e cingendosi di mura; prima indipendente come Feudo imperiale, una breve parentesi come Signoria dei Malaspina, poi sotto il Ducato di Milano come Contea imperiale autonoma dei Dal Verme, e infine nel Regno di Sardegna sotto i Savoia. Libero comune dall’inizio del XII secolo, combatté con la Lega Lombarda contro il Barbarossa a Legnano. Provincia genovese fino all’unità d’Italia, fino al 1923 fu parte della provincia di Pavia, poi passò alla provincia di Piacenza. Fu sede vescovile fino al 1986.

La città è sede della nuova Unione di comuni: Unione montana Valli Trebbia e Luretta. È una meta turistica nota per il suo passato di arte e cultura.

Il centro storico ha mantenuto intatte le caratteristiche del borgo medievale. Simbolo della cittadina è il Ponte Gobbo (o Ponte del Diavolo), un ponte in pietra di origine romana, che attraversa il fiume Trebbia con 11 arcate irregolari. Domina il Santuario di Santa Maria in Monte Penice, che si trova sulla cima del monte omonimo.

Tradizioni e folclore:

Giubileo di San Colombano

Come antica tradizione ogni 50 anni si celebra il giubileo di San Colombano a ricordo della fondazione dell’abbazia e della morte del santo patrono irlandese Colombano. Durante tutto l’anno giubilare hanno luogo numerose attività culturali, sportive, folcloristiche, musicali e gastronomiche. Ogni anno, inoltre, per la festività patronale del 23 novembre (San Colombano), si tiene la Festa di San Colombano, con celebrazione eucaristica e la distribuzione del Pane di San Colombano, una forma di pane gigante riproducente la statua del santo patrono, tagliata poi a pezzi dopo la benedizione del vescovo. La sera precedente viene effettuato il Transito di San Colombano, con l’accensione di migliaia di lumini, la processione del busto reliquiario nella chiesa abbaziale e la celebrazione della vita del santo. Nel porticato dell’abbazia si distribuiscono prodotti tipici locali.

Carnevale Bobbiese

Ogni anno per l’antico Carnevale Bobbiese si tengono le tradizionali sfilate di carri allegorici e gruppi mascherati per le vie e piazze del borgo provenienti sia da Bobbio che dai comuni limitrofi della valle e dei dintorni. Non mancano le tipicità gastronomiche legate a questa festa tradizionale, come le gustose chiacchiere e le frittelle. Appuntamento l’ultima domenica di carnevale e come antica tradizione la sfilata si ripeterà per il rito ambrosiano concludendo in piazza Duomo con la Pentolaccia con i tradizionali cestini appesi fatti di mandorle tritate e caramellate e riempiti di dolciumi, che dovranno essere rotti con un bastone dai bimbi bendati, una festa divertente sia per ragazzi e grandi mascherati, che per famiglie e bambini.

Falò di San Giuseppe – Fuiè ad San Giusèp

La Festa di San Giuseppe a Bobbio ha una tradizione millenaria. Come è usanza, il 19 marzo, giorno in cui la chiesa ricorda San Giuseppe, sul greto del torrente Bobbio, in località Candia, viene accesso intorno alle 20.30, un grande Falò, un rito che segna il passaggio dall’inverno alla primavera, la fuje, con fogliame, cassette, carta, cartone, tralci di vite, potature, scarti del lavoro dei campi, al suono di un antico ritornello che invoca San Giuseppe affinché faccia tornare la primavera e la bella stagione: un tipico esempio di come ci sia stata un’antichissima commistione tra riti pagani e cristiani (la luce che sconfigge le tenebre), infatti il rito del falò risale all’antico popolo dei Liguri, in occasione del particolare momento astronomico dell’equinozio, poi la tradizione pagana si fuse con quella cristiana celtico-irlandese dei monaci di San Colombano, giunti in epoca longobardacon il santo patrono irlandese fondatore nel 614 della celebre Abbazia di Bobbio. Tant’è che, sul falò, viene fatto bruciare un fantoccio, la vecchia, simbolo dell’inverno che si sta concludendo. A seconda di come la vecchia brucia vengono tratti gli auspici per la prossima stagione; secondo credenza popolare, se il fantoccio brucia velocemente sarà una bella annata. Attorno al falò, un tempo il più grande tra tutti quelli che ricoprivano la vallata, nei campi e vicino ai cascinali, è offerto un ricco banchetto preparato dalle donne del paese: a tutti bevande calde, vin brulè, salumi, formaggi, vino, frittelle, croccanti e altri dolci tipici della festa.

Irlanda in musica

Lo scenario di Irlanda in Musica di fronte l’Abbazia di San Colombano

Rassegna di concerti serali di musica celtica e irlandese con stand gastronomici, con cui Bobbio celebra il legame tra la Val Trebbia e l’Irlanda nel nome del santo patrono irlandese, fondatore dell’abbazia nel 614. La manifestazione, organizzata dal comune di Bobbio e il supporto della provincia di Piacenza, prevede in luglio tre giorni di musica dal vivo.

Palio delle contrade

Il palio è una manifestazione di origine medioevale che si tiene l’ultima domenica di giugno è organizzata dalla Pro Loco. Il torneo prevede la sfida dei contradaioli in varie gare di abilità per la conquista del drappo che diventerà trofeo per la contrada vincente. Le cinque storiche contrade di Bobbio prendono il nome dalle altrettante porte d’accesso alla città medioevale già esistenti nel XII secolo: Alcarina, Fringuella, Agazza, Legleria e Nova. Il corteo storico del palio si svolge il sabato sera precedente il torneo, snodandosi dal ponte gobbo lungo le vie del centro fino a piazza Duomo con il lancio della sfida.

Festa del Pinolo

Sagra tradizionale serale con stand gastronomici e musica dal vivo organizzata nel week-end fra la fine di luglio e l’inizio di agosto dalla Pro Loco Quelli che Pontano.

Leggenda del Ponte Gobbo o Ponte del DiavoloPonte, Gobbo, Bobbio, Fiume, Trebbia

Il “Ponte del Diavolo”

La costruzione di un ponte è sempre stata considerata un’opera di grande ingegno, quasi prodigiosa. La nascita di alcuni ponti ha dato quindi origine ad alcune leggende, e non di rado queste avevano come protagonista il diavolo: unire due luoghi che la natura (e Dio) aveva voluto separati era vista da molti come un’opera diabolica. Si aggiunga, in questo caso, che ogni osservatore viene colpito dall’assoluta assenza di ogni simmetria o logica nella disposizione delle arcate del ponte. La leggenda che riguarda il ponte Gobbo, detto anche ponte Vecchio o ponte del Diavolo narra che San Colombano volesse costruire unire le due sponde del fiume Trebbia.

Il Ponte Vecchio o Ponte Gobbo sul fiume Trebbia

Il Diavolo si offrì di aiutarlo costruendo un ponte in una sola notte, a patto di avere in cambio l’anima del primo che lo avesse attraversato. San Colombano accettò e il demonio costruì il ponte con l’aiuto di un gruppo diavoli di altezza e corporatura diversa, ognuno dei quali eresse la sua parte in modo personale e difforme dagli altri ottenendo la caratteristica gibbosità ed irregolarità del ponte.

Al mattino il santo monaco tenne fede alla parola data, ma giustificandosi con l’osservazione che il ponte non era stato costruito secondo le regole ingannò il demonio facendovi passare per primo un cane (un’antica tradizione vuole che il primo animale a passare su quegli archi sia stato l’amico orso).

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