Palermo al quinto posto in classifica mondiale per lo “Street food”

Il cibo di strada secondo la dizione con cui è stato definito dalla FAO è l’espressione utilizzata per rappresentare la tradizione culinaria dei luoghi popolari dove è possibile mangiare bene con poca spesa.   

Questa tipologia di cibo si differenzia da quello che viene preparato nei ristoranti di lusso, nelle trattorie, nei fast food o in qualsiasi locale in grado di servire cibo, per la sua particolare tipicità di essere venduti direttamente da chi lo fa, a costi contenuti, in piccoli locali o addirittura in furgoni o carretti ambulanti, e che viene consumato in strada o in banchetti provvisori.

La città di Palermo per questo cibo, per la varietà delle sue ricette, per i sapori a volte molto forti, per la semplicità e la povertà dei suoi alimenti, all’interno di un rapporto che esalta il lavoro, la fatica e la manualità di chi li sa comporre, è la prima città in Europa e la quinta nel mondo, secondo la classifica stilata dal social network americano Virtual Tourist.

Qui la cucina povera, tradizionale, magari rivisitata dal professionista della cucina, è diventata una vera ricchezza gastronomica, che si contrappone egregiamente a quella elaborata degli chef nei ristoranti di lusso, per la sua stagionalità e per la semplicità della sua cucina.

I quartieri popolari ai margini dei mercati storici (Vucciria, Capo, Ballarò, Borgo Vecchio) sono i luoghi in cui si trovano le tipiche bancarelle di Palermo e dove si cucinano le specialità del cibo di strada tipico della città: panelle, cazzilli, cicireddu, pani cà mìeusa, stigghiola, arancine, pizza sfincione, raschiatura, mussu, quarume e frittola.

Panelle – sono frittelle fatte con farina di ceci.

Cazzilli – crocchette di patate fritte nell’olio.

Cicireddu – pesce piccolissimo infarinato e fritto al momento

Pani ca mìeusa – Sono le interiora di bue, milza e polmone fatti ribollire nello strutto e servite dentro al pane e condite con limone e in alcuni casi con la ricotta o formaggio locale.

Stigghiola – spiedini fatti con budella di agnello, di pecora o di vitello, arrostiti sulla griglia e condite con sale e limone.

Arancine – palle di riso condite con zafferano e spezie, fritte con all’interno diversi ripieni a seconda i gusti come la carne, il burro, il salmone, la salsiccia, funghi, spinaci, prosciutto e formaggio.  

Pizza Sfincione – è un impasto simile sia a quello del pane che della pizza, con sopra una salsa a base di pomodoro e condito con sarde salate, cipolla, pezzetti di formaggio tipico siciliano ed olio.  

Raschiatura – è un impasto ottenuto mischiando i vari rimasugli di patate per le crocché e quello dei ceci per le panelle che le friggitorie trovavano nelle teglie a fine giornata. 

Mussu – è la cartilagine del muso del bovino lessato in acqua salata, tagliato a cubetti e condito con sale e limone spremuto.

Quarume – è la cartilagine delle zampe del bovino lessato in acqua salata, tagliato a cubetti e condito con sale e limone spremuto.   

Frittola – la frittula o frittola è una preparazione a base di scarti di vitello, bolliti ad alte temperature, asciugate all’interno di un cesto di vimini e coperto da uno straccio con l’aggiunta di spezie quindi fatto rinvenire friggendolo con lo strutto. 

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