Ucraina: un anno dopo l’aggressione della Russia

Il 24 febbraio 2023 compie un anno l’aggressione della Russia all’Ucraina. Un anno terribile fatto di massacri umani, sia militari che civili, di distruzioni sia nelle abitazioni civili che negli ospedali, nelle scuole e negli impianti strategici energetici ma anche nell’economia globale.

Un anno di aggressioni mediatiche, di bugie, di disinformazioni strumentali utilizzate per impaurire o per aggiudicarsi il cuore delle persone o per trasformare le informazioni date come arma bellica per giustificare aggressioni o campagne belliche. Insomma una vera e propria strategia mediatica finalizzata solo ed esclusivamente a disinformare, a rendere la verità vera un mezzo utilizzato, dopo averlo opportunamente manipolato, per realizzare un maggiore consenso interno, o per screditare il nemico, o per ottenere aiuti dagli alleati, ecc.

Fu infatti dall’inizio che il Cremlino prima di invadere l’Ucraina fece circolare la voce che forze ucraine stavano perpetrando un genocidio nelle regioni separatiste di Donetsk e Luhansk lungo il confine con la Russia e che bisognava porvi rimedio ammassando ai confini truppe e carrarmati per intimorire l’aggressore ucraino. Nei fatti quelle truppe servirono al Cremlino per compiere quella operazione di invasione che Putin definì, con una terminologia edulcorata, Operazione Speciale.

L’obiettivo strategico di Putin era quello di intimorire Kiev e chiudere, in pochi giorni, attraverso un una guerra lampo, la conquista dell’Ucraina ponendovi a capo del suo governo una espressione fantoccio al servizio del Cremlino.

Questa operazione che avviò la guerra trovò immediatamente gli USA, l’UE e la NATO contrari sia per l’atteggiamento aggressivo di tipo imperialista di Putin sia per il timore che una loro indifferenza avrebbe consentito al Cremlino di avviare analoga strategia di influenza nei confronti di altri stati dell’Europa orientale, come la Moldavia, o dei Paesi Baltici come l’Estonia, la Lettonia, la Lituania.

A fronte di questo atteggiamento l’UE ha approvato tutta una serie di sanzioni restrittive mirate ad aumentare l’isolamento economico della Russia al fine di indebolirne la sua base economica e, conseguentemente, la sua potenzialità bellica.

Nel contempo è stato avviato un processo di armonizzazione di tipo difensivo da parte degli USA, dell’UE e della Nato per difendere il diritto internazionale dei popoli mediante interventi mirati a supportare logisticamente, militarmente ed economicamente il popolo Ucraino e allo stesso tempo porre limite alle voglie imperialistiche di un espansionismo russo sempre più esigente ed anacronistico con la storia del nostro tempo.

Ma se l’orgoglio ucraino, incoraggiato dagli aiuti strategici e logistici da parte dell’UE, degli USA e della NATO hanno fino ad ora reso impossibili da conseguire gli obiettivi prefissati dal Cremlino, dall’altro hanno dato avvio ad una guerra di tipo globale dove a confrontarsi non sono solamente gli stati sovrani sottoposti al diritto internazionale ma aree strategiche di vario interesse come quello economico, militare o tecnico-scientifico.

L’apparente stato di stagnazione in cui si trova il conflitto in Ucraina non trova fino ad ora una apparente soluzione anche se da più parti viene auspicata una soluzione politica che purtroppo fino ad oggi non si intravvede.

Nel frattempo il disagio umanitario della popolazione ucraina e quello di tipo economico inflazionistico delle varie popolazioni impongono alle potenze delle aree strategiche della guerra globale di trovare soluzioni diplomatiche idonee affinché il quadro strategico internazionale trovi un equilibrio nuovo sicuramente più stabile e più duraturo dell’attuale.

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