Economia globalizzata e Virus

Alla ricerca di un equilibrio possibile tra un modello economico globalizzato di tipo liberale ed una società che mira ad un modello di inclusione socio-economico nuovo capace di sviluppare azioni più giuste e funzionali alla creazione di un benessere equo sostenibile all’interno di una comunità mondiale sempre più globalizzata.

Il virus, questa invisibile particella infettiva di dimensioni submicroscopiche, è riuscito a mettere in ginocchio l’economia globalizzata e l’umanità intera.

E’ anche vero che dal 1900 ad oggi gli eventi pandemici sono stati diversi e tutti più o meno hanno causato morti. Così è stato con le pandemie influenzali del 1918 (Spagnola), del 1947 (Pseudo pandemia), del 1957-1958 (Asiatica), del 1968 (Hong Kong), del 1977(Russa), del 2009 (Suina) e attualmente quella del Covid-19 (Coronavirus).

Un evento, più o meno ciclico in questa società globalizzata, che trova a monte un disallineamento strutturale tra ambiente, economia e società dovuto a situazioni più o meno note come la produzione intensiva di allevamenti e prodotti in genere, l’inquinamento ambientale con la produzione di sostanze chimiche che a poco a poco vanno a consumare l’ozono, la deforestazione e forse anche studi e ricerche, più o meno spinti sugli agenti patogeni e microrganismi in generale, che potrebbero esserne la causa.

Questo disallineamento strutturale comporta una rivisitazione di quelle certezze di dominio socio economico che l’economia capitalistica ha fino ad ora sviluppato e portato avanti come condizione materiale necessaria per la composizione di un’idealità liberal-democratica, ma che nei fatti ha causato tutta una serie di squilibri che, invece di far progredire l’umanità nel benessere economico e sociale, ha causato precarizzazione nel lavoro, disuguaglianze, povertà e disagio sociale.

La metafora della “mano invisibile del mercato” che, riferita all’imprenditore, si propone, all’insegna dell’interesse generale della società di trasformare certi vizi privati in “pubbliche virtù” favorendo la “ricaduta favorevole” della ricchezza all’interno del proprio bicchiere e lasciando alla società, per il cosiddetto “effetto sgocciolamento”, il minimo che trasborda dal bicchiere pieno, non può essere più portata avanti.

Per questo è unanime il sentimento di ribellione che via via si è sollevato, e continua a farlo, dalle piazze di tutto il mondo per rivendicare lavoro, giustizia, solidarietà sociale e rispetto dell’ambiente come conditio sine qua non per limitare l’azione della economia globalizzata.

Né tanto meno, come è successo tante volte, i provvedimenti che il sistema capitalistico può e deve adottare al suo interno devono rimanere di pura facciata. Essi devono essere reali e concreti e non fasulli creati appositamente per essere trasformati in veri e propri strumenti tranelli che alla fine consentirebbero agli imprenditori nuovi e più sostanziosi profitti a discapito del lavoro e di quel benessere economico e sociale, rivendicato dalla popolazione mondiale, che fittiziamente si vorrebbe dare.

Il dettato evangelico (Luca 12:42-48) del buon amministratore che amministra fedelmente e con saggezza i beni che il padrone gli aveva affidato deve trovare compimento e piena attuazione nella gestione dei beni mondiali. Inoltre incoraggia (Mat. 25:14-23) chi sa essere un buon amministratore e riesce a mettere a frutto i beni che gli sono stati affidati.

Il coronavirus sta mettendo a nudo quei principi e quei valori che l’economia globalizzata ed il mercato finanziario sono riusciti a creare e, sebbene in forma diversa, sta imponendo anche all’attuale società.

Le regole emesse dal governo per limitare il contagio sta facendo scoprire agli individui il senso di appartenenza alla comunità e quelle regole civili di buon vicinato che purtroppo lo stile di vita frenetico e tumultuoso nei ritmi, per ragioni lavorative o per l’uso dei nuovi media come computer o cellulare, ci avevano fatto dimenticare.

Domani necessariamente qualcosa deve cambiare perché, sia l’economia globalizzata che la nuova società, devono trovare quell’equilibrio sostanziale che condiziona l’uno all’altro.

La salute che il coronavirus sta mettendo in discussione è importante per reggere sia l’economia globalizzata sia per dare vita alla società. Se la società mondiale non sta bene non regge neanche l’economia globale.     

Tutto ciò deve comportare una svolta culturale che deve essere capace non solo di fronteggiare il covid-19 ma tutti quei possibili attacchi di virus, sia animali che digitali, che nell’immediato futuro riescono a mettere in crisi qualsiasi attività economica, i governi e la convivenza dei popoli, ma anche quei principi di sussidiarietà e di coabitazione necessari a migliorare la comunità mondiale.

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