Si può ripartire?

Domanda difficile per il contesto pandemico, economico, politico e sociale del periodo che stiamo attraversando, ma non impossibile.

E’ vero. A livello globale i segnali della pandemia incominciano ad essere positivi, i governi stanno allentando il lockdown, l’economia, sebbene ancora lentamente, inizia a dare segnali di ripresa, gli studi e gli esperimenti per un vaccino anti-coronavirus si fanno sempre più concreti.

Nonostante la positività del contesto le preoccupazioni ci sono e permangono fino a quando non si trova il vaccino per debellarlo.

Ma gli strascichi socio economici della pandemia non solamente rimangono ancora ma paventano nel prosieguo una contestualità di mutamenti che vanno ad incidere in modo profondo sul nostro modo di vita, sul rapporto con noi stessi e con il prossimo, sul sistema di lavoro che va ripensato e rivalutato in termini di competenza, flessibilità, autorealizzazione, identità sociale e valore, sia individuale che collettivo, sul modello formativo che va anch’esso ripensato e rimodulato in modo da servire ad una società nuova, improntata su logiche che vanno oltre la globalizzazione, concentrata su ambienti di apprendimento, sicuramente più tecnologici ma parimenti umanistici, che devono guardare a modelli produttivi efficienti ed innovativi ma anche al soddisfacimento di valori di giustizia, equità sociale e solidarietà globale.

Ciò significa guardare oltre la pura e semplice alfabetizzazione culturale e la conoscenza di competenze matematiche per interagire con un mondo in continua evoluzione, incerto sulla sicurezza come sta succedendo con il Covid-19, minaccioso ed imprevedibile come sta succedendo con il clima.

Formare e socializzare devono essere infatti i pilastri di un’educazione che risponda sia ad esigenze di un mondo del lavoro nuovo ma anche a criteri di socializzazione di tipo trasversale capaci di trovare all’interno del processo educativo gli elementi di connessione tra i pilastri di quel processo formativo che sono i genitori, gli educatori ed i bambini.

Quindi un nuovo modello formativo capace di sfruttare al meglio le nuove tecnologie ma al tempo stesso che sia trait d’union nella valorizzazione di tutte le espressioni di potenzialità, creatività e sensibilità che l’uomo possiede in un ambito di schematismo di socialità che, solo attraverso la vicinanza, l’amicizia e la creazione di affettività, si può realizzare.

Quello che si sta verificando con il virus è una forma di disugualità di comportamento sociale tra il prima ed il dopo la pandemia per il disallineamento delle abitudini, magari esagerate e spropositate all’interno di un modello di vita governato da sprechi negli acquisti, da un condizionamento sempre più stringente da parte dei mezzi di comunicazione, da una ossessiva ritualità individuale egocentrica, da relazioni interpersonali, a volte virtuali e impersonali, o peggio ancora improntati a situazioni di pura necessità od opportunismo, dal modo di utilizzare il tempo libero, dalla esaltazione di comportamenti senza alcun limite, vincoli morali e sociali come quello dell’uso sbagliato dei beni pubblici, dell’ambiente e della natura.

Quindi la rimodulazione del dopo, sicuramente più riflessiva, meno sprecona, più attenta al rispetto degli altri, più comunitaria, più equa e solidale diventa non solamente opportuna ma soprattutto auspicabile.

I modelli globali dell’economia, del lavoro, della sicurezza sociale, della salvaguardia ambientale devono essere rivisti in modo positivo da parte di tutti i governi senza alcuna eccezione anche perché accanto ai virus epidemiologici esistono tanti virus sociali come guerre, disuguaglianze sociali, povertà, speculazioni finanziarie, offese ambientali che sono parimenti pericolosi ed incontrollabili.

Gli organismi sovranazionali come l’ONU, la Banca Mondiale, il Fondo Monetario internazionale, l’Organizzazione Mondiale del Commercio, l’Organizzazione Mondiale del Lavoro devono trovare in se stessi e nelle politiche comuni quell’equilibrio collaborativo capace di unire e non disunire nell’interesse, nei diritti e nella responsabilità di tutti.

Solo così la via della ripartenza sarà possibile per tutti, in modo nuovo ma soprattutto in modo proficuo e continuativo.

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